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mercoledì, gennaio 07, 2004

Argento che se ne va.


Essendo The Girl all'estero ho deciso di passare la serata andando, da solo, al cinema.

La mia scelta e' caduta sull'ultima opera di Dario Argento, il Cartaio.

Presentanto con copertina di cotanta di art grafica (fotogramma spiaccicato su photoshop >open >artistic >solarize)



e recensito fantasticamente dal Manifesto (mortacci loro) come il "ritorno" di Dario Argento ai capolavori dai tempi di "Opera", il Cartaio non e' altro che l'ennesima delusione del grande maestro, che, diciamoci la verità, ha azzeccato quattro massimo cinque film nella sua intera carriera.

Come giudicare il Cartaio? Bartolome' de Las Casas direbbe: non so se e' cosa da ridere o da piangere.

La storia inizia con un psycho serial killer che uccide le sue vittime dopo (e solo) aver vinto una partita di poker on-line. La storia finisce... con un psyco serial killer che vuole uccidere la sua vittima dopo e solo aver vinto un partita a poker. In mezzo: niente.

La sua vittima, e vittima del regista crediamo, e' la tettona Stefania Rocca della quale si sa (confessato al suo lover/poliziotto inglese appena prima di andarci a letto) che e' figlia di un giocatore di poker suicidatosi sotto un treno per debiti. Comprensibilmente la Rocca ha un rigetto per il gioco, ma guarda caso...

Vorrei avere sotto mano la sceneggiatura per copiare un paio di dialoghi standard. Ma forse non c'e' ne bisogno. Si tratta di dialoghi cosi' banali, cosi' ripetuti cento volte che ormai non si ritrovano piu' neanche nei film TV. Ormai la gente non parla cosi' neanche al cinema. Ma dove vive Dario Argento?

Inoltre il doppiaggio, effettuato dagli stessi attori, i quali hanno recitato in inglese, e' cosi' da cani che sembra ci siano circa venti fotogrammi fra la bocca che si muove e la battuta.

Le ragioni del psyco killer sono incomprensibili e incosistenti. Gli esperti di questo genere sanno che dietro la foga assassina ci deve essere una logica, per quanto malvagia, altrimenti non c'e' gusto.

Alla fine del film il psyco ammanetta la Rocca sui binari per farle rivivere i fantasmi dell'infanzia. Giocheranno un'ultima partita a poker. Il bello e' che ci si incatena anche lui! Scommetto che nessuno in platea ha sospettato che alla fine sara' il killer ad essere travolto dal treno. Con questa consapevolezza una scena che penso duri sette minuti sembra che ne duri trenta. Direi che a quei binari si doveva ammanettare lo sceneggiatore, prima di scrivere.

E che dire del poliziotto inglese, anzi irlandese, che in quanto tale e' naturalmente incline all'alcolismo. Che dire del delizioso party buffet dedicato alla figlia del prefetto, l'unica salvata dalle mani del killer: in fondo nei precedenti due giorni solo un paio di puttane erano state seviziate e sgozzate... c'e' da festeggiare.

Quasi mi dimenticavo c'e' pure un errore grammaticale: il killer alla Rocca: lei, "perche' proprio me?" risposta "perche ti ho sempre amato". Forse se alla fine si fosse scoperto che la Rocca era un uomo, ci sarebbe stato davvero un colpo di scena...

Un film cosi', implausibile, ridicolo, da ridere e non da paura, da piangere e non da ridere, sono andato a vedere la mia prima sera libera, da solo, a Palermo.

Per approfondire ecco una bella recensione che purtroppo ho letto solo a posteriori.







L'ho scritto io alle 1/07/2004 11:39:00 PM

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