Di nuovo al cinema oggi e sapevo, voci di popolo, che Amenabar non mi avrebbe deluso.
Partiamo dicendo una cosa: la vita puo' essere straordinaria e poetica anche in condizioni difficili ed estreme, anche per un tetraplegico, ma chiunque, razionalmente, decida che non valga la pena vivere la propria vita ha il diritto di togliersela.
La storia di un uomo che prende questa decisione e la porta a termine e' di per se' affascinante, ma come tutti sanno portare sullo schermo simili vicende e' molto difficile, si tratta di storie di cui si conosce gia' la fine, con elementi melodrammatici che possono diventare pesanti, con un protagonista che non puo' agire (regola prima di ogni sceneggiatura) ma che deve stare nel suo letto ad aspettare che qualcosa succeda.
Vorrei avere una distanza sufficiente dal film (sono appena rientrato) per sviscerare come Amenabar abbia fatto invece un film leggero (nel senso che la curiosita' dello spettatore verso la vicenda non si arresta mai; il tema certo e' pesante), lirico e col giusto misto di realismo e sogno. Purtroppo come tutti in sala ero preso allo stomaco fin dal primo minuto e certi meccanismi narrativi li ho registrati senza avere il tempo di analizzarli prima che un'altra emozione prendesse il sopravvento sulla ragione.
Cos? come aveva fatto Abbas Kiarostami nel Sapore della ciliegia, un film che ha confronto sembra fatto per affascinare esteticamente piuttosto che per commuovere, Amenabar inserisce nella sceneggiatura anche le argomentazioni contrarie all'eutanasia, per permettere al personaggio di poterle controbattere meglio. Ma per quali possano essere le riflessioni dello spettatore su questo tema, non si tratta di un pamphlet politico, ma di una storia che serve a parlare di amore, di morte, del tempo che passa, del senso della vita, insomma di un po' della roba pi? importante di cui tutti, prima o poi, finiamo per occuparci.
Il sito ufficiale del film e' questo
L'ho scritto io alle 9/22/2004 11:36:00 PM
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