Un vecchio trainer di poche parole prende, dopo molte resistenze, tra i suoi protetti una giovane donna determinata a essere una pugile professionista. Da quel momento per lei la boxe diventa metafora della vita e strumento di riscatto per le perdite patite.
Clint Eastwood regista prende i canoni del genere boxe e, come aveva fatto con quelli del western ne “Gli Spietati”, li segue e, allo stesso tempo, li manipola per poi sterzare a due terzi del film verso un finale dolcemente drammatico. È certo un paradosso avvertito da molti spettatori che un uomo che nella prima parte della sua vita ha costruito la propria reputazione sul personaggio del “duro”, si dedichi nella seconda metà a storie che toccano il cuore e che commuovono, in cui protagonisti sono degli antieroi coraggiosi ma pieni di debolezze.
La sensazione che provavo mentre vedevo Million Dollar Baby era di guardare un classico. La grammatica delle inquadrature è seguita senza la minima sbavatura e senza innovazioni “creative”, eppure la regia forte che sta dietro si avverte in ogni scena. È uno di quei misteri del cinema che sarebbe possibile analizzare a un alto livello di ricerca semantica, se non si corresse il rischio di uccidere la poesia. Aiuta il regista un’ottima fotografia che gestisce bene i chiaroscuri della palestra durante gli allenamenti notturni e che segnalo anche in occasione di un punto chiave: la conversazione in macchina fra Clint e Hilary Swank (bellissima, bravissima).
Clint Eastwood invecchia molto bene (ha 75 anni) se consideriamo che un film così bello arriva a molti anni di distanza da quelli che secondo me hanno segnato il suo apice di regista – Honky-tonk man, I ponti di Madison County, Gli spietati. Mi pare di individuare solo qualche forzatura melodrammatica nel caratterizzare i familiari della ragazza come troppo “cattivi” con la loro volgarità, voracità e mancanza di riconoscenza. Il regista ha anche molto calcato la mano sul rapporto padre-figlia che si instaura tra i due protagonisti. Sarebbe emerso lo stesso anche senza parlarne tanto. Ma si tratta di imbarazzi minori. La poesia rimane intatta.
Oggi ho letto che il film ha preso vari oscar, tra cui la miglior regia. Sono contento che per una volta un autore mette d’accordo tutti, dai Cahiers du Cinema all’Academy al pubblico.
Per quanto mi riguarda, è da alcuni anni che sono convinto che Clint Eastwood sia la quintessenza del cinema.
L'ho scritto io alle 2/28/2005 02:50:00 PM
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